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Petrolio: trump alza la posta, il brent schizza oltre i 110$

La volatilità sui mercati energetici è alle stelle: il prezzo del petrolio Brent, punto di riferimento per l'Europa, ha subito un'impennata di quasi l'1% alle 08:05 di lunedì, superando la soglia dei 110 dollari al barile. Un salto che, se confrontato con i 72 dollari di prima dell'attacco israelo-americano all'Iran, evidenzia la crescente preoccupazione per la stabilità geopolitica.

La mossa di trump: ultimatum finale a teheran

Al cuore della tempesta c'è l'ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump all'Iran, in merito alla riapertura dello Stretto di Hormuz, arteria cruciale per il commercio globale di petrolio e gas. Trump ha fissato una scadenza definitiva per martedì sera (ora della costa Est americana), pari alle 3:30 di mercoledì in Iran e alle 2:00 in Spagna, per un presunto accordo. Questo è il quarto avvertimento lanciato dall'amministrazione americana da inizio anno, un escalation che evidenzia una crescente tensione nelle relazioni tra Stati Uniti e Repubblica Islamica.

Le parole del presidente, sempre più incendiarie, non lasciano spazio a interpretazioni: minacce di bombardamenti a centrali elettriche e ponti se Teheran non dovesse cedere alle sue richieste. Un linguaggio diretto e aggressivo che ha scatenato una reazione immediata da parte di Abbas Araqchi, ministro degli Esteri iraniano, il quale ha denunciato le minacce americane come un potenziale crimine di guerra, in una conversazione con il suo omologo russo, Sergei Lavrov.

Hormuz: lo stretto conteso

Hormuz: lo stretto conteso

Lo Stretto di Hormuz è da tempo un focolaio di tensioni. L'Iran ha implementato una sorta di chiusura de facto del passaggio, consentendo il transito solo alle navi non allineate con i suoi avversari. “Lo Stretto di Hormuz non sarà più come prima, specialmente per Stati Uniti e Israele”, aveva avvertito ieri Teheran. La cifra parla chiara: nelle ultime 24 ore, solo il 10% delle navi che transitavano normalmente attraverso lo stretto ha ricevuto il permesso di passare, a testimonianza dell'impatto delle restrizioni imposte.

Mentre le principali borse europee e quelle di Cina e Hong Kong restano chiuse per festività, i mercati giapponesi e sudcoreani mostrano segnali di ripresa, sostenuti da voci su un possibile cessate il fuoco di 45 giorni nel conflitto israelo-iraniano. I future del Dow Jones, tuttavia, indicano una lieve flessione, mentre il Nasdaq si apre in parità. L'Ibex 35, che riprenderà le negoziazioni domani, partirà da 17.555 punti dopo la chiusura della scorsa settimana.

La situazione è fluida e l'incertezza incombe sui mercati. L'escalation retorica tra Washington e Teheran, unita alla crescente instabilità nello Stretto di Hormuz, rappresenta un rischio significativo per l'Economia globale, e il prezzo del petrolio, per ora, ne è solo il primo, e assai evidente, sintomo.