Supremo sposta i draghi: uguale lavoro, uguale stipendio
L'alto tribunale riconosce il diritto di un'ispettrice del Lavoro a ottenere il salario corrispondente al suo reale livello di responsabilità.

Un passo avanti per la parità salariale
La Sentenza 1442/2025 della Sala Contenzioso-Administrativa del Supremo, emanata il 12 novembre, rappresenta una novità importante per i dipendenti pubblici. La Corte ha stabilito che quando un funzionario esercita in modo effettivo le funzioni di un incarico superiore, la sua retribuzione non deve essere limitata solamente ai complementi di spesa ma deve anche essere riflessa nella sua carriera professionale.
In pratica, se un impiegato pubblico dimostra di poter svolgere mansioni di un ruolo con un trattamento economico più alto, questo deve avere un impatto sulla sua promozione interna e sul suo stipendio.
La decisione, che rafforza una dottrina già consolidata dallo stesso Supremo in pronunce precedenti, impone al Governo di regolare la pensione anticipata per gli agenti della Polizia di Stato.
La sentenza analizza il caso di un'ispettrice del Corpo Superiore degli Ispettori del Lavoro e della Sicurezza Sociale, che dopo aver superato l'opposizione fu destinata a un incarico con un livello inferiore nella Relazione di Posti di Lavoro (RPT). Tuttavia, l'ispettrice dimostrò durante il giudizio di aver svolto le stesse funzioni di ispettori con un livello superiore.
Il Supremo le ha dato ragione, riconoscendo il suo diritto a percepire le stesse retribuzioni degli ispettori del livello superiore, compresi i complementi di destinazione e specifici, a partire dalla data della sua assunzione in settembre 2019.
La sentenza ordina inoltre all'Amministrazione di pagare gli interessi corrispondenti fino all'intero pagamento delle somme spettanti.