Nuova licenza tv: sette scuote il panorama, 13 milioni di tv a rischio
Il Governo ha sbloccato la nascita del canale Sette, ma la rivoluzione in TDT è tutt’altro che pacifica. La nuova licenza, appena approvata, apre la strada a una migrazione forzata verso il DVB-T2, con conseguenze potenzialmente devastanti per milioni di televisori.
Un cambio epocale, un’enorme sfida
L’assegnazione della licenza a Servicios Integrados de Entretenimiento Televisivo SL segna l’inizio di un processo complesso e, diciamolo, piuttosto scomodo per i consumatori. La legge impone un termine di sei mesi per l’implementazione del DVB-T2, un cronoprogramma che rischia di lasciare indietro una fetta consistente della popolazione.
Secondo dati ufficiali, solo il 36,6% degli apparecchi televisivi attualmente in uso in Italia è compatibile con le nuove tecnologie. Un dato che, moltiplicato per il numero di famiglie con televisione – oltre 19 milioni secondo l’ISTAT – evidenzia un potenziale blackout informativo di proporzioni enormi.

La strategia a due fasi: un’attenta, ma necessaria, disdetta
La Secretaría de Estado ha varato una strategia a due fasi, partendo nel 2026 con la riorganizzazione del multiplex RGE2, destinato a ospitare le versioni 4K di canali come La 2, Telecinco e Antena 3. Un primo passo, certo, ma che non elimina il problema per la stragrande maggioranza degli utenti. La migrazione completa al 4K, con i suoi requisiti di compatibilità HEVC/H.265, è ancora lontana.
Non si tratta solo di perdere qualche minuto alla ricerca dei canali. Si tratta di un’obsolescenza programmata per oltre 12 milioni di televisori. Un colpo durissimo per l’innovazione, e un’ulteriore frattura nella società italiana. È un’operazione che, se non gestita con la massima attenzione, rischia di creare una vera e propria polarizzazione digitale.

Il futuro è hevc, ma non per tutti
Il nuovo standard DVB-T2, e di conseguenza il codec HEVC, rappresentano un salto tecnologico inevitabile. Ma questo salto non può avvenire a spese di chi non può permettersi un aggiornamento del proprio apparecchio. Per questo la normativa prevede un minimo del 95% di compatibilità con il sintonizzatore DVB-T2 e del 90% con il formato HEVC.
La soluzione, per chi non può permettersi un nuovo televisore, è un sintonizzatore esterno DVB-T2, un dispositivo economico – intorno ai 20-30 euro – che può risolvere il problema. Un’alternativa pragmatica, ma che non può nascondere la drammaticità della situazione.
Il Governo, con il Real Decreto, ha stabilito un meccanismo di adattamento, ma il tempo stringe. La sfida è trovare il giusto equilibrio tra innovazione e inclusione digitale, evitando che una parte significativa della popolazione venga esclusa dal futuro della televisione.