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Il ritmo del tuo parlare rivela segnali precoci di alzheimer

Un nuovo studio apre una finestra inedita sulla diagnosi precoce dell'Alzheimer: non si concentra sulla memoria, ma sulla velocità con cui parliamo.

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Un'analisi del parlato come nuovo strumento diagnostico

Da anni, la ricerca si concentra su biomarcatori nel sangue, risonanze magnetiche e test cognitivi per individuare i primi segni della malattia che colpisce 1,9 milioni di persone ogni anno a livello globale. Ma ora, un team della University of Toronto ha scoperto che la velocità del parlato potrebbe essere un indicatore chiave.

Il fenomeno della “palabra sulla punta della lingua”, o letologia, è un'esperienza comune a tutti: sappiamo come inizia una parola, a cosa si riferisce, persino la sua lettera iniziale, ma non riusciamo a ricordarla. Questo episodio diventa più frequente dopo i 60 anni, sollevando interrogativi sul suo significato.

Lo studio, pubblicato su Tandfonline e ripreso da ScienceAlert, non si chiede se si trovi o meno la parola, ma quanto tempo impieghiamo a dirla. Joseph Jebelli, neuroscienziato a capo della ricerca, sottolinea che rallentare il ritmo del pensiero potrebbe essere un fattore di rischio.

L'esperimento ha coinvolto 125 adulti sani, in una prima fase descrivendo scene e in una seconda identificando oggetti ascoltando audio. Chi parlava con maggiore fluidità nella prima attività, rispondeva più rapidamente nella seconda, indicando che la velocità del parlato è un segnale centrale. Questa scoperta si allinea con la teoria del rallentamento del processo cognitivo, secondo cui il declino non parte da un singolo deficit mnemonico, ma da un graduale rallentamento cerebrale.

Jed Meltzer, co-autore dello studio, suggerisce che l'integrazione di questi cambiamenti nella velocità del parlato nelle valutazioni cognitive standard potrebbe consentire una diagnosi più precoce.

Ma la svolta non si ferma qui. Algoritmi di intelligenza artificiale, addestrati ad analizzare i pattern vocali, hanno già raggiunto una precisione del 78,5% nella rilevazione dell'Alzheimer. Un'alternativa non invasiva rispetto a puncioni lombari, PET o lunghi protocolli neuropsicologici.

L'analisi del linguaggio offre informazioni che sfuggono all'attenzione quotidiana: ritmo, pause e fluidità rivelano cambiamenti sottili. Comprendere questo significa interpretare i segnali precoci in modo diverso, non focalizzandosi sull'oblio momentaneo, ma sull'evoluzione nel tempo del modo di parlare.

Restano ancora delle incertezze: sono necessari studi a lungo termine per confermare che chi parla più lentamente oggi svilupperà la demenza in futuro. Ma la capacità di analizzare il linguaggio apre nuove prospettive per una diagnosi più tempestiva e personalizzata.

La voce, dunque, potrebbe diventare uno strumento di screening potente. Un segnale, a volte sottovalutato, che potrebbe rivoluzionare la gestione di questa malattia.