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Claude code: ia, hacker e un'infiltrazione di malware inaspettata

Un allarme che scuote la comunità dei programmatori: l'intelligenza artificiale, strumento sempre più diffuso per ottimizzare lo sviluppo software, si rivela vulnerabile a attacchi sofisticati. La sicurezza informatica è a rischio, con codice malevolo iniettato silenziosamente in progetti apparentemente innocui, un vero e proprio 'cavallo di Troia' digitale.

La faglia di claude code: un rischio reale

L'onda lunga dell'adozione di assistenti virtuali come ChatGPT, Gemini e DeepSeek ha portato con sé un'apparente semplificazione del lavoro del programmatore. Ma la fiducia cieca in questi strumenti si è scontrata con una cruda realtà: anche Claude Code, l'assistente di programmazione di Anthropic, è stato compromesso. Hacker astuti sfruttano un singolo comando per estrarre codice sensibile e lanciare attacchi a catena, bypassando le difese tradizionali.

La pericolosità risiede nella capacità dell'IA di mascherare il malware, rendendolo difficile da individuare. La tendenza di molti programmatori a copiare e incollare comandi recuperati da internet senza una verifica accurata amplifica il rischio, trasformando GitHub in un fertile terreno di coltura per codice dannoso.

Github: un mare di repositori falsi e trappole

Github: un mare di repositori falsi e trappole

L'allarme lanciato da María Aperador ha messo in luce un problema crescente: la proliferazione di repository su GitHub che offrono versioni modificate di Claude Code, spacciate per 'alternative migliorate'. Ma, come evidenziato da BleepingComputer, molti di questi progetti nascondono infezioni da infostealer, malware progettato per rubare credenziali, token e dati personali.

La strategia è semplice ma efficace: creare guide ingannevoli e annunci sponsorizzati su Google per attirare gli utenti ignari, inducendoli a eseguire comandi malevoli durante l'installazione di una versione contraffatta di Claude Code. Un classico schema di phishing, reso più sofisticato dall'utilizzo dell'IA.

Anthropic, la società fondata da Dario Amodei, ha prontamente reagito, ordinando l'eliminazione di oltre 8.000 repository sospetti, ma ben 96 copie chiave continuano a circolare, richiedendo la massima vigilanza. Un incidente simile ha colpito anche Cisco, dove il gruppo di cybercriminali TeamPCP ha rubato codice sorgente sfruttando una vulnerabilità in Trivy.

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