Digi, la scommessa spagnola sull'alta velocità: la borsa è davvero il prossimo passo?
La operadora rumena DIGI si trova ad un bivio crucial. Con oltre 10,8 milioni di clienti e una crescita esponenziale, la necessità di liquidità per consolidare la sua rete proprietaria è diventata impellente. Ma il mercato è volatile e la decisione di sbarcare in Borsa, a meno di un anno dall'annuncio, è tutt'altro che scontata.
Un’emergenza di capitale e la pressione del tempo
La situazione geopolitica, in particolare il conflitto in Iran, ha generato un’ondata di incertezza sui mercati finanziari, spaventando gli investitori e, di conseguenza, mettendo in discussione la tempistica della quotazione. I recenti ribassi di titoli come Puig, HBX Group e Inmocemento, impatti diretti della crisi, rafforzano le preoccupazioni di DIGI.
Il valore stimato tra 2 e 2,4 miliardi di euro potrebbe risultare inferiore, a seconda dell’evoluzione del quadro geopolitico. L'operazione, se concretizzata, rappresenterebbe il primo debutto borsistico del 2026 in Spagna, ma le condizioni di mercato attuali hanno radicalmente modificato le carte in tavola.

Il mercato spagnolo: una battaglia a fuoco
Il segmento spagnolo, che incide il 42% del fatturato totale, è diventato il fulcro della strategia di DIGI. Con 926,9 milioni di euro di ricavi e 30% di EBITDA, l'operadora si posiziona come la quarta realtà più grande del paese, riducendo progressivamente il divario con Movistar, Vodafone e MasOrange. Tuttavia, la tasso di abbandono dei clienti (churn), attualmente al 15,8%, rappresenta un campanello d'allarme: un 3% in più rispetto al 2024, un dato che, secondo un analista di El Confidencial, potrebbe “rotare completamente la base clienti in circa sei anni” se non viene affrontato con efficacia.
L’attenzione è puntata sulla capacità di DIGI di contenere questo