Guerra in iran: trump annuncia fine imminente, mentre il potere passa a khamenei. le tensioni internazionali non accennano a calmarsi.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che la guerra contro l'Iran potrebbe concludersi presto, definendo l'operazione militare "ampiamente avanzata" rispetto alla tabella di marcia prevista. La dichiarazione arriva in un momento di crescente pressione interna per Trump, con i prezzi del petrolio in forte volatilità.

La scelta di khamenei consolida la linea dura
Trump, in un colloquio con la CBS News, ha affermato che l'Iran non dispone di un esercito, comunicazioni o forza aerea significativa. Queste parole hanno avuto un impatto immediato sui mercati azionari, con l'S&P 500 che ha registrato una ripresa dopo le perdite iniziali. Tuttavia, i prezzi del petrolio e i Treasury statunitensi hanno subito un calo.
Il governo saudita, principale esportatore di petrolio, ha ridotto la produzione in risposta al blocco dello Stretto di Ormuz, una mossa che ha spinto i futures sul petrolio statunitense sotto i 90 dollari al barile. L'Organizzazione dei Paesi del Golfo (G7) ha promesso di valutare misure per sostenere l'approvvigionamento energetico globale, ma non ha ancora raggiunto un accordo per il rilascio delle riserve strategiche. Nel frattempo, l'OTAN ha intercettato un missile balistico lanciato dall'Iran verso la Turchia, un episodio che aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto dell'alleanza militare.
Il nuovo leader supremo: continuità o cambiamento?
La morte di Ayatollah Ali Khamenei e la successiva elezione di Mojtaba Khamenei come nuovo leader supremo dell'Iran rappresentano un punto di svolta. Il figlio di Khamenei, strettamente legato al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha promesso fedeltà alla linea del padre, suggerendo una continuità nella politica estera aggressiva del regime. L'analisi di Dina Esfandiary di Bloomberg Geoeconomics sottolinea come questa elezione indichi una probabile mancanza di apertura a compromessi come quelli del 2015.
La situazione è ulteriormente complessa dagli attacchi israeliani a depositi di carburante a Teheran, che hanno sollevato preoccupazioni per l'escalation del conflitto. L'amministrazione Trump ha ordinato il ritiro dei diplomatici statunitensi da Arabia Saudita, a seguito di un attacco drone a una centrale desalinizzatrice bahreinita. L'intelligence americana teme che le riserve di uranio iraniano siano state spostate, alimentando i timori di un programma nucleare in accelerazione.
La guerra ha già causato oltre 1.300 vittime in Iran e almeno 486 in Libano, con ulteriori perdite in altri paesi del Golfo. Trump ha anche assicurato al primo ministro australiano Anthony Albanese la sicurezza della squadra di calcio femminile iraniana, temendo per la loro vita qualora fossero tornate in patria. Il ministero degli Esteri saudita ha avvertito che le azioni iraniane potrebbero innescare un'ulteriore escalation, con l'Iran come principale perdente. Un attacco a una centrale desalinizzatrice a Bahréin ha sollevato interrogativi sulla vulnerabilità delle infrastrutture vitali nella regione. Le azioni di Teheran, pur essendo una risposta all'attacco israeliano a depositi di carburante, potrebbero avere conseguenze durature per la stabilità della regione.
La complessità della situazione richiede un approccio cauto, ma la persistenza dei combattimenti e l'instabilità regionale lasciano presagire un futuro incerto.