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Guerra in medio oriente: ormuz sull'orlo del collasso energetico. il petrolio punta a 100 dollari

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, innescato dagli attacchi a Teheran e dalle successive ritorsioni regionali, ha riacceso un timore sopito: un potenziale shock energetico dovuto alla chiusura dello Stretto di Ormuz. La minaccia, da anni prevista, potrebbe far impennare i prezzi del petrolio e del gas, con ripercussioni sull'inflazione e sulla stabilità finanziaria globale.

Il petrolio come termometro del conflitto

Il petrolio come termometro del conflitto

La reazione dei mercati è immediata: il prezzo del petrolio West Texas Intermediate (WTI) ha registrato un aumento del 6% a seguito degli attacchi. Le piattaforme di futures CBOE e CME forniranno una lettura più precisa nella notte di domenica. Ma la corsa al rialzo era già iniziata, con il barile di Brent che aveva guadagnato il 22% da gennaio, superando i 72,8 dollari al barile.

Gli analisti concordano sul rischio di un'escalation, con il blocco di Ormuz al centro delle preoccupazioni. Barclays Capital stima che il Brent potrebbe raggiungere i 100 dollari se il conflitto persiste, un incremento superiore al 30% rispetto ai livelli precedenti. Goldman Sachs, con un modello più quantitativo, prevede un aumento di 8 dollari al barile per ogni milione di barili di esportazioni iraniane bloccate per un anno.

La Guardia Rivoluzionaria Islamica, determinata a vendetta dopo la morte dell'ayatollah Ali Khamenei, aggiunge un elemento di incertezza. Deutsche Bank avverte che un rapido rialzo del petrolio potrebbe alimentare le aspettative inflazionistiche, impattando negativamente sull'attività economica e sulla spesa dei consumatori. Goldman Sachs definisce un conflitto serio con l'Iran come un