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Guerra nel golfo: petrolio e gas in volo, trump accusa l'iran

I prezzi del petrolio e del gas naturale sono schiantati verso nuovi record, in un'escalation di tensione che vede protagonista la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Il conflitto, innescato da attacchi reciproci a siti strategici in Medio Oriente, rischia di destabilizzare ulteriormente il mercato energetico globale.

Il ttf schizza al 62 euro/mwh, il brent supera gli 110 dollari

Il ttf schizza al 62 euro/mwh, il brent supera gli 110 dollari

Il crudo Brent ha registrato un incremento del 3%, attestandosi a 110 dollari al barile, dopo aver toccato temporaneamente i 118 dollari. La situazione del gas naturale è ancora più critica: il TTF, il punto di riferimento europeo, ha raggiunto i 62 euro/MWh, con un aumento del 12% rispetto ai massimi precedenti. Un'impennata che rispecchia la paura di interruzioni delle forniture.

L'escalation è iniziata con l'attacco israeliano al sito di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale del mondo, situato in parte in Iran e in parte in Qatar. Teheran ha risposto con un massiccio attacco al complesso di Ras Laffan (Qatar), cruciale per la produzione di GNL, e a raffinerie di Aramco in Arabia Saudita. Un colpo che ha rappresentato una violazione di una linea rossa precedentemente non oltrepassata.

Il presidente americano Donald Trump, pur negando la conoscenza diretta del primo attacco, ha attribuito la responsabilità a Israele e ha minacciato di distruggere South Pars in caso di ulteriori rioffensivi iraniani contro il Qatar. L'Arabia Saudita, dal canto suo, ha espresso la propria frustrazione, avvertendo che la propria pazienza non è illimitata e riservandosi il diritto di ricorrere a azioni militari.

Il governo saudita sta lavorando a una coalizione di paesi del Golfo – tra cui Turchia, Pakistan ed Egitto – per una possibile intervento nella regione. I paesi del Golfo, convocati dal Consiglio di Coordinamento del Golfo, hanno condannato le azioni iraniane contro Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Baréin.

La cifra parla da sé: il 20% del GNL globale viene prodotto nel complesso di Ras Laffan. Un evento che potrebbe avere ripercussioni durature sull'approvvigionamento energetico mondiale e sui prezzi. La stabilità del Golfo, e di conseguenza l’economia globale, sono ora più a rischio che mai.

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