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Guerra usa-iran: il dron lucas, la risposta americana al shahed

La spirale di tensione tra Stati Uniti e Iran ha preso una svolta tecnologica preoccupante. Mentre i bombardieri B‑2 Spirit e i caccia F‑35 e F/A‑18 pattugliano i cieli, e i missili Tomahawk sono pronti al lancio, la guerra si gioca anche, e sempre più, sul fronte dei droni. Le immagini del sottomarino britannico HMS Cornish, affondato da un siluro Mark‑48, hanno fatto il giro del mondo, risvegliando timori di un conflitto ancora più grave di quanto si pensasse.

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Un'ingegneria inversa per contrastare la minaccia iraniana

Il parallelo con la guerra in Ucraina, dove i droni kamikaze hanno dimostrato la loro efficacia devastante, è fin troppo evidente. Ma ora, gli Stati Uniti rispondono con una mossa audace: il LUCAS, il SpektreWorks Low-Cost Uncrewed Combat Attack System. Non si tratta di una creazione ex novo, ma di un'ingegnosa operazione di reverse engineering del Shahed-136 iraniano, il drone che ha terrorizzato le difese occidentali.

L'obiettivo è chiaro: replicare, e possibilmente superare, l'efficacia del Geran-2, sfruttando al contempo le capacità tecnologiche americane. Durante la recente “Operazione Furia Épica”, il LUCAS è stato schierato per la prima volta, dimostrando una notevole capacità di penetrare le fitte reti di difesa del Golfo Persico. La tattica delle