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Gulf war: la calma è solo un'illusione. i mercati tremano

Il Golfo Persico è sull'orlo del baratro. Dopo una settimana di tensione crescente, il conflitto si intensifica, e le speranze di una rapida risoluzione svaniscono. La minaccia di una escalation, alimentata dalle ultime dichiarazioni di Washington e Teheran, ha scosso i mercati finanziari globali.

Il prezzo del petrolio impennato, gli investitori fuggono dai titoli

Il prezzo del petrolio impennato, gli investitori fuggono dai titoli

L'incertezza ha spinto gli investitori a cercare rifugio in attività considerate più sicure, come l'oro e l'argento, mentre i titoli di stato registrano cali. Il Brent ha superato la soglia degli 110 dollari, e il gas TTF ha toccato i 62 euro, segnando un aumento del 5%. La mancanza di asset rifugio, ad eccezione di energia e dollaro, alimenta la fuga dai bond.

Il presidente Trump ha posto un ultimatum all'Iran: 48 ore per riaprire lo Stretto di Ormuz, altrimenti le sue centrali energetiche saranno distrutte. La risposta di Teheran è stata altrettanto dura: minaccia di chiudere lo stretto e attaccare le infrastrutture energetiche dei paesi arabi vicini. Un'escalation che rischia di destabilizzare l'intera regione.

“Le ‘bravate’ del presidente americano non fanno altro che aumentare la tensione”, commenta Juan J. Fernández-Figares, direttore di cuentas institucionales in Link Gestión. “Questa situazione, unita alle aspettative di rialzi dei tassi di interesse, sta mettendo a dura prova i mercati. Il calo dell'Ibex 35 del 2,2%, in linea con le performance negative di Dax, Cac e Mib, è la testimonianza di questa preoccupazione diffusa.”

La volatilità non è destinata a diminuire. La posta in gioco è altissima: il controllo delle rotte petrolifere, la stabilità geopolitica e, in ultima analisi, la sicurezza energetica globale. Il futuro è incerto, ma una cosa è chiara: l'equilibrio è precario.