tecnologia

Komsomolets: il fantasma nucleare dell'atlantico sorveglia la norvegia

Un relitto fantasma affonda lentamente nell'Oceano Atlantico, una minaccia silenziosa che riemerge dalle profondità della Guerra Fredda. Il Komsomolets, un sottomarino sovietico abbandonato da oltre 35 anni, sta rilasciando materiale radioattivo, sollevando nuove preoccupazioni ambientali e geopolitiche.

Il relitto komsomolets: un pericolo in lenta corrosione

Il relitto komsomolets: un pericolo in lenta corrosione

La fragata spagnola Cristóbal Colón, simbolo della potenza navale iberica, è stata schierata per proteggere le acque cipriote da potenziali aggressioni iraniane. Ma a centinaia di chilometri di distanza, un altro affare oscuro riemerge dalle profondità: il Komsomolets, un relitto di proporzioni catastrofiche.

Il sottomarino, progetto K-278, con una capacità di immersione record di 1.300 metri, precipitò in un disastro nel 1989, causato da un incendio scaturito da un cortocircuito. Il bilancio fu di 69 morti su 90 membri dell'equipaggio. Ma il pericolo non risiede tanto nell'incidente in sé, quanto nel carico che trasportava: due siluri con testate nucleari.

Per anni, il Komsomolets è stato oggetto di monitoraggio, con rilevazioni di fughe di plutonio risalenti al 1994. Un tentativo di sigillatura del casco nel 1995 aveva apparentemente risolto il problema. Tuttavia, le recenti indagini, condotte con il robot teledirigito Ægir 6000, hanno rivelato una nuova preoccupazione: il reactor nucleare sta rilasciando material radioattivo. Le analisi di una tubazione di ventilazione, pubblicate sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), confermano la corrosione del combustibile nucleare.

Fortunatamente, le analisi non hanno rilevato rilasci di plutonio dall'area dei siluri, suggerendo che la sigillatura del 1995 continua a funzionare. La fuga attuale, seppur presente, è contenuta. I contaminanti vengono dispersi rapidamente dalla corrente marina.

Gli scienziati norvegesi, Justin Gwynn e Hilde Elise Heldal, sottolineano come la situazione del Komsomolets possa fornire preziose informazioni sui potenziali impatti di futuri incidenti che coinvolgano sottomarini nucleari e armi nucleari in mare. La situazione evidenzia la persistenza dei rischi legati ai relitti militari e la necessità di una costante vigilanza.

Il problema risiede nella lenta, ma inesorabile, decomposizione dei componenti nucleari. Una corrosione che rende il relitto un serbatoio di rischio, anche se controllato. La natura imprevedibile dei processi naturali, unita alla fragilità delle strutture artificiali, rende l'Atlantico un cimitero di tecnologie obsolete e potenzialmente pericolose.

La Norvegia continua a monitorare la situazione, consapevole che la stabilità di quel relitto è un equilibrio precario. Un equilibrio che potrebbe rompersi, con conseguenze imprevedibili.

n