Oriente medio in bilico: la guerra travolge i mercati
Washington e Tel Aviv intensificano gli attacchi contro l'Iran, scatenando un'ondata di vendetta che ha paralizzato i mercati del Medio Oriente. Le borse, aperte domenica, hanno iniziato marzo sotto una pressione feroce, riflettendo la crescente instabilità nella regione e i timori per un'escalation del conflitto.

L'arabia saudita in forte calo, gli eau più cauti
Il crollo è stato particolarmente sentito a Riyad, dove l'indice TASI ha subito un'apertura brusca, con perdite iniziali che hanno sfiorato il 5% prima di stabilizzarsi a quota -2,5%. L'aspettativa di un aumento dei prezzi del petrolio, in previsione dell'apertura del mercato energetico, ha offerto un barlume di speranza, con azioni Aramco in rialzo (+2,5%).
La situazione negli Emirati Arabi Uniti è più contenuta, con il Dubai Financial Market in ribasso di circa il 2% a seguito degli attacchi ai principali aeroporti del Dubai e del conseguente stop a tutti i voli. Anche Abu Dhabi ha registrato un calo del 1,5%.
La Borsa di Kuwait ha sospeso completamente le negoziazioni, invocando "circostanze eccezionali", mentre quella di Doha (Qatar) è rimasta chiusa per festività locale. L'attenzione degli investitori è focalizzata sui prezzi del petrolio e del gas, con i mercati di riferimento ancora inattivi, sebbene alcune piattaforme cripto e di derivati abbiano registrato movimenti, seppur con bassa liquidità.
Il rischio di un blocco dello Stretto di Ormuz, arteria vitale per il 30% delle esportazioni di idrocarburi mondiali, incombe sui mercati. Secondo IG, il prezzo del West Texas potrebbe salire del 6% a partire dalla notte di domenica, quando le piattaforme di futures di CBOE e CME riprenderanno le negoziazioni.
Le conversazioni tra Iran e USA sul programma nucleare, tenutesi a Mascate, sembrano ormai un ricordo lontano, soffocate dalla spirale di violenza che si sta consumando. La cifra parla da sé: la volatilità è alle stelle e le conseguenze potrebbero essere durature.