Ormuz al collasso: petroliere fuggono dalla stretta di un'area in crisi
Teheran – Il Golfo Persico è sotto shock: il passaggio dello stretto di Ormuz, arteria vitale per il commercio petrolifero mondiale, è diventato un percorso pericoloso. Petroliere e navi cisterna stanno evitando la zona a seguito degli attacchi tra Stati Uniti e Iran, un'azione che ha scatenato una reazione a catena con conseguenze immediate sui prezzi del petrolio.

La tensione sale: il rischio di un blocco petrolifero
La notizia di attacchi statunitensi contro l'Iran ha innescato una corsa alla prudenza nel Golfo Persico. Numerose compagnie petrolifere hanno optato per deviazioni, mentre altre hanno interrotto completamente i loro viaggi. Una trasmissione radio, presumibilmente proveniente dalla marina iraniana, ha annunciato il divieto di transito attraverso lo stretto, sebbene Teheran non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali.
Bloomberg ha rilevato un'accelerazione nella formazione di una flotta di navi in attesa nel Golfo di Oman, un'area strategica che conduce allo stretto di Ormuz. Almeno otto petroliere sono state individuate in questa zona, in attesa di capire l'evoluzione della situazione. Un esempio lampante è il petroliere KHK Empress, che ha invertito la rotta tornando verso l'Arabico dopo aver cambiato destinazione da Basra a Mumbai.
La situazione è particolarmente delicata per il Qatar, il secondo maggiore esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), il cui 20% della fornitura globale transita attraverso lo stretto. Alcune compagnie stanno considerando la cancellazione di viaggi già programmati verso il Medio Oriente, invocando clausole di guerra nei contratti. Si teme una restrizione dell'offerta che potrebbe far impennare i costi di trasporto, già in aumento negli ultimi mesi.
Il front Beauly, un petroliere che trasportava petrolio iracheno ed emiratino, si è unito al Eagle Veracruz, diretto in Cina, bloccando l'accesso occidentale allo stretto. Anche il Front Shanghai, che trasportava petrolio iracheno verso Rotterdam, ha effettuato una sosta a Sharjah.
I mercati dei futures sul petrolio hanno reagito con timore, con il West Texas Intermediate che ha raggiunto i 75,33 dollari in un momento, registrando un incremento del 12% rispetto alla chiusura precedente. Gli analisti monitorano con attenzione eventuali ulteriori interruzioni e possibili ripercussioni su altri porti della regione.
La cifra parla da sé: lo stretto di Ormuz è un crocevia essenziale: un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare nel mondo lo attraversano quotidianamente. Una sua chiusura, anche temporanea, potrebbe avere conseguenze devastanti sull'approvvigionamento energetico globale. Il rischio non è solo economico, ma geopolitico. Il controllo di questo stretto è diventato, più che mai, un elemento di potere.
Il petroliere Mitake, diretto a Ras Tanura in Arabia Saudita, ha praticamente interrotto la sua navigazione all'esterno di Omán, seguendo la notizia degli attacchi. A questo si aggiunge l'accumulo di navi in attesa, un segnale che la stabilità della regione è a rischio. La situazione è complessa, ma una cosa è chiara: il Golfo Persico è diventato un campo minato, e le conseguenze si faranno sentire a livello globale.
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