tecnologia

S&p 500 in crisi? jpmorgan teme correzione da guerra in iran

La guerra in corso tra Iran e Israele proietta un'ombra crescente sui mercati finanziari globali. JPMorgan, gigante della finanza, avverte che il S&P 500 potrebbe subire una correzione significativa se il conflitto dovesse prolungarsi, spingendo i prezzi del petrolio verso i 120 dollari al barile.

Analisti tatticamente bajisti, ma una soluzione potrebbe invertire la rotta

La banca d'affari ha adottato una posizione cauta, segnalando che gli investitori non sembrano adeguatamente protetti da un aumento dei rischi di mercato. Questa mancanza di copertura, nonostante la volatilità in aumento, suggerisce che una discesa del 2,9% per il S&P 500 questa settimana è probabile, aggiungendosi alle perdite registrate nella settimana precedente. Il timore è che l'indice possa arrivare a 6.720 punti, un calo del 10% rispetto ai massimi recenti.

“Abbiamo una chiara escalation con attacchi a infrastrutture petrolifere da entrambe le parti. Il precedente di infrastrutture petrolifere sotto attacco è ufficialmente iniziato e crediamo che il rimbalzo dei prodotti visto la settimana scorsa sia solo l’inizio”, ha scritto la divisione trading di JPMorgan.

La situazione è ulteriormente complicata dal potenziale impatto sui prezzi del petrolio. Dopo aver toccato i quasi 125 dollari in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, il prezzo del greggio ha impiegato quasi cinque mesi per scendere sotto i 100 dollari. Un'ulteriore impennata dei prezzi del petrolio, alimentata dalle tensioni geopolitiche, potrebbe destabilizzare il mercato azionario.

Morgan Stanley, pur condividendo le preoccupazioni sulla volatilità, mantiene una posizione più ottimistica. Mike Wilson, head of investments di Morgan Stanley, ritiene che il mercato sia prossimo alla fine di una “correzione rotativa” iniziata nell’ottobre scorso, nonostante i rischi attuali. Wilson ammette che un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio potrebbe compromettere il suo scenario rialzista, ma prevede debolezza a breve termine che potrebbe rappresentare un’opportunità di acquisto per settori ciclici come quello finanziario, dei beni di consumo discrezionale e industriale.

La chiave per un ritorno alla normalità, secondo JPMorgan, risiede in una “soluzione definitiva al conflitto”. Finché la situazione rimarrà incerta, la prudenza rimane d'obbligo. E, a giudicare dalle reazioni dei mercati, la prudenza è un bene raro.

La guerra in Medio Oriente non è solo una tragedia umanitaria, ma un vero e proprio shock per l'economia globale. Le ripercussioni si faranno sentire ben oltre i confini del conflitto, influenzando i prezzi dell'energia, la catena di approvvigionamento e, in ultima analisi, il futuro della crescita economica.