Spotify: finalmente, il controllo sui tuoi gusti musicali è possibile
Basta algoritmi che ti suggerisconomusica che non ti appartiene. Spotify sta per dare ai suoi utenti un potere che aspettavamo da tempo: la possibilità di plasmare attivamente il proprio profilo di gusti musicali, svelandone le logiche e correggendone le imprecisioni. Una rivoluzione silenziosa, ma potenzialmente enorme.

Il profilo di gusti: un'entità oscura che ora può essere domata
Per anni, Spotify ha funzionato come una scatola nera. Il nostro “profilo di gusti”, un modello generato automaticamente a partire dalle nostre abitudini di ascolto, ha guidato le playlist personalizzate, le raccomandazioni e persino il tanto discusso “Wrapped” di fine anno. Ma cosa lo componeva esattamente? E come potevamo influenzarlo?
Ora, grazie a una nuova funzionalità in fase beta per gli utenti Premium in Nuova Zelanda, la risposta è a portata di mano. Basta accedere al profilo utente, toccare la foto e scorrere in basso per trovare la sezione dedicata. Qui, per la prima volta, potremo visualizzare l’intero spettro di dati che alimentano il nostro profilo: brani ascoltati, podcast preferiti, audiolibri divorati.
Ma non è tutto. La vera novità è la possibilità di modificare questo profilo direttamente dall'app, utilizzando istruzioni in linguaggio naturale. Immaginate: “meno pop, più indie rock” o “escludi le canzoni che ascolto in palestra”. Spotify promette di adattare le raccomandazioni future di conseguenza. Un controllo che, diciamocelo, era diventato vitale.
Il problema, infatti, non era solo l'accuratezza delle raccomandazioni. Molti utenti, soprattutto quelli che condividono account su smart speaker o televisori, si sono ritrovati con profili contaminati da ascolti altrui, o da playlist di “musica per dormire” che nulla avevano a che vedere con i propri veri gusti. La cifra parla chiara: Spotify ha registrato un aumento del 30% delle segnalazioni relative a raccomandazioni errate negli ultimi sei mesi, un segnale inequivocabile che qualcosa doveva cambiare.
L’introduzione graduale, prima in Nuova Zelanda e poi in altri mercati, suggerisce che Spotify vuole monitorare attentamente l'impatto di questa funzionalità. E chissà, forse questo è solo il primo passo verso un'esperienza di ascolto ancora più personalizzata e consapevole. Un futuro in cui l'algoritmo non ci detta cosa ascoltare, ma ci aiuta a scoprire nuovi orizzonti musicali in linea con i nostri veri desideri.